Up Inaugurazione Mostra Reycend Slideshow

01_Enrico Reycend
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08_Enrico Reycend
09_Enrico Reycend
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11_Enrico Reycend
12_Enrico Reycend
13_Enrico Reycend
14_Enrico Reycend
15_Enrico Reycend
16_Enrico Reycend
17_Enrico Reycend
18_Enrico Reycend
19_Dintorni del Valentino, 1874
20_Giardino di Torino, (1877 circa)
21_Quiete, 18781
22_Mucche al pascolo, 1885
23A_Sorrisi di marzo, (1894 circa) - Particolare
23_Sorrisi di marzo, (1894 circa)
24_Sulla spiaggia di Noli, 1890
25A_In aprile, …Particolare
25_In aprile, …8
26_Le cime imbiancate (o Paesaggio di montagna), 1895
27_Cortile rustico con capra, 1890
28_Cortile a Salassa, (1885-1886)
29_Cortile a Salassa, (1885-1886) Particolare
30_Figure in controluce (Porto di Vado), 1882
31_Figure in controluce (Porto di Vado), 1882 Particolare
32_Arco di Tito a Roma, (1880-1882)
33_La Gran Madre di Dio, (1885-1886)
34_Il porto di Genova, 1886
35_Porto di Genova di notte, 1890 circa
36_Pomeriggio alla marina (Varazze), (1885-1886)
37_Pomeriggio alla marina (Varazze), (1885-1886) Particolare
38_Pomeriggio alla marina (Varazze), (1885-1886) Particolare
39_Pastorella
40_Sotto la pioggia
41_Sotto la pioggia Particolare
42_Figure in un interno, (1895 circa)
43_Lettura nei campi
44_Enrico Reycend
45_Nei pressi di Salassa, (1895 circa)
46_Nei dintorni di Ivrea, (1895 circa)
47_Nei dintorni di Ivrea, (1895 circa) Particolare
48_Nel frutteto di Salassa, 1900
49_Nel frutteto di Salassa, 1900 Particolare
50_Pace montanina, 1896
51_Pace montanina, 1896 Particolare
52_Campagna con stagno, 1899
53_Donna in rosso e bimba in bianco, (1900 circa)
54_Presso i monti della Val Chiusella, 1898
55_Presso i monti della Val Chiusella, 1898
56_Estate fra i boschi
57_Cortile di cascina con figure
58_Cortile di cascina con figure Particolare
59_Figure nel verde canavesano
60_Figure nel verde canavesano Particolare
61_Maggio nel Canavese, (1900-1905)
62_Villa Bosso, Collereto Giacosa dalla vigna con neve, (1900-1902)
63_Contadina con fascine, 1917
64_Contadina con fascine, 1917 Particolare
65_Alto Canavese, (1904 -1905)
66_Alto Canavese, (1904 -1905) Particolare
67_Alto Canavese, (1904 -1905) Particolare (2)
68_Ora vespertina, …
69_Ora vespertina, … Particolare
70_Paesaggio lacustre riflessi, (1900-1905)
71_Enrico Reycend
72_Monti del Canavese, 1920
73_Aia d’autunno, (1920 circa)
74_Cortile rustico, 1907
75_La strada
76_Armonia autunnale
77_Mattino di primavera nel Canavese, 1906
78_Nel Canavese
79_Presso i monti del Canavese
80_Gaiezze montane, 1902
81_Lungarno
82_Sui colli torinesi
83_Enrico Reycend
84_Enrico Reycend
85_Enrico Reycend
86_Sulla spiaggia di Noli, 1890
87_Marina a Noli, 1915
88_Mattino sulla spiaggia di Noli
89_Quiete lunare, 1908
90_Orizzonti – Marina ligure di Ponente, 1908
92_Controluce
93_Collina torinese con Superga, (1910 circa)
94_Superga
95_Superga, 1912
96_Neve in collina – La casetta del pittore
97_La casa in collina- corso Giovanni Lanza, 1910
98_Riflessi di San Mauro sul Po
99_Dalle alture torinesi, 1906
100_Dalle alture torinesi, 1906 Particolare
101 Enrico Reycend
 

Foto: Beppe Sacchetto © 2018



INAUGURAZIONE MOSTRA "LA NATURA DELICATA DI ENRICO REYCEND

Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto - Torino
27 settembre 2018 - 20 gennaio 2019


Torino, 24 Settembre 2018

La Fondazione Accorsi-Ometto prosegue nel suo intento di riscoperta dei pittori piemontesi dell’Ottocento, questa volta dedicando una mostra a un artista torinese, Enrico Reycend, troppo a lungo dimenticato dalla critica e dalla storia dell’arte novecentesche. L’esposizione, a cura di Giuseppe Luigi Marini e in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, è particolarmente significativa perché presenta una panoramica dell’attività del pittore attraverso una settantina di opere che vanno dagli esordi espositivi agli anni tardi della sua produzione.

Enrico Reycend nacque a Torino il 3 novembre 1855. La sua famiglia discendeva da librai e mercanti d’arte di Monestier de Briançon, nel Delfinato che nel 1675 si trasferirono a Torino e portarono avanti una proficua attività fino al 1863. Reycend studiò all’Accademia Albertina, lasciandola nel 1872 senza diplomarsi. Esordì alla Promotrice nel 1873 con due paesaggi della periferia urbana dove Antonio Fontanesi conduceva gli allievi a lavorare en plein air. Dal 1874 al 1920 espose anche nelle sale del Circolo degli artisti.

Da artista solitario e schivo, ma dotato di una marcata individualità, Reycend in pochi anni raggiunse un proprio linguaggio pittorico, allontanandosi dalla pittura di Fontanesi.

Nel 1878 partecipò all’Esposizione universale di Parigi, dove vide direttamente la pittura di Jean-Baptiste Camille Corot, che considerava, come Fontanesi e i paesisti di Rivara, il maggior innovatore della pittura. Dal 1881 espose in diverse città italiane, diventando un’alternativa, più intimista e poetica, al verismo di Delleani; nuovamente a Parigi nel 1890 e nel 1900 e dal primo decennio del Novecento anche nel resto d’Europa, negli Stati Uniti e in America del Sud. Divenne socio onorario di Brera e prese parte alle prime tre Biennali di Venezia.

Con lo scoppio del conflitto mondiale il pittore ricevette i primi rifiuti da parte di varie giurie: i suoi dipinti sembravano ormai superati, rispetto a una pittura più alla moda e alle sperimentazioni avanguardistiche del primo Novecento. Più avanti, oppresso dalle difficoltà economiche, si limitò a replicare i medesimi soggetti, perdendo quel tratto personale che l’aveva per lungo tempo contraddistinto.

A metà degli anni Venti, giunse il tracollo economico: casa Reycend di via Villa della Regina 30, che i genitori avevano acquistato a fine Ottocento, fu venduta e l’artista andò in affitto in poche stanze in via Lagrange 29, dove morì il 21 febbraio 1928.
La sua figura cadde immeritatamente nell’oblio: dal suo esordio nel 1872 al giorno della sua morte, era passato mezzo secolo e l’arte italiana era stata attraversata da Benemeriti della Cultura e dell’Arte un’impressionante accelerazione progressiva che ne aveva trasformato i linguaggi e le idee. La sua opera, pertanto, venne condannata, come in generale l’Ottocento italiano, a espressione di una cultura attardata, sostanzialmente ‘provinciale’.

La vera «riscoperta» dell’artista e delle caratteristiche «uniche» del suo personalissimo linguaggio poetico nel paesisimo, piemontese e non solo, del tardo Ottocento e del primo Novecento, dovette attendere l’autorevole intervento di Roberto Longhi, che non si limitò alla Biennale di Venezia del 1952, quando, occupandosi dei «paesisti piemontesi», aggiunse alla triade Fontanesi – Avondo – Delleani il nome e le opere di Reycend e scrisse del valore dell’artista, e poi, sulle pagine della rivista «Paragone», rivelò la propria attenzione, anche come collezionista in prima persona nei confronti di quel misconosciuto artista. Lo riconobbe come il più informato pittore del proprio tempo per l’originale linguaggio di tangenza impressionista: un interesse e un’attrazione che aveva convinto lo storico dell’arte a mettere insieme una piccola, ma selezionata collezione di sue opere che, sempre nel 1952, con generosa liberalità, donò alla Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Da quel momento tutta la critica, in primis quella piemontese, fece a gara per valorizzare e approfondire l’originale pittore sino ad allora praticamente ignorato: a cominciare dalla grande retrospettiva di ben 110 dipinti organizzata dalla Galleria Fogliato di Torino nel 1955. La rassegna era accompagnata da un ricchissimo e illustratissimo catalogo di quanto esposto, firmato da Michele Biancale e con un ampio saggio introduttivo di Marziano Bernardi.

A prescindere dalla presenza di opere e dal meritato riconoscimento critico del pittore torinese in numerose rassegne, in realtà, la sola, importante «rievocativa», ricca di 79 dipinti, venne allestita nell’estate 1989 al Palazzo – Liceo Saracco di Acqui Terme, curata da Angelo Dragone.

Dopo quasi trent’anni dall’ultima esposizione, è doveroso, quindi, rendere omaggio a questo grande artista che, nelle sue pennellate dai colori vivaci e nello spezzettarsi della luce, seppe riprodurre l’ambiente circostante, con particolare sensibilità.

 

 

    Foto Beppe Sacchetto

 

 

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