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Foto: Beppe Sacchetto © 2019



PRESENTAZIONE TORINO JAZZ FESTIVAL 2019 - 26 APRILE – 4 MAGGIO 2019

9 giorni di festival; 320 musicisti; 24 sedi; 8 circoscrizioni;
82 concerti di cui 70 a ingresso gratuito
(19 concert - 53 jazz clHUB - 6 special - 4 open air)
40 jazz blitz; 3 marching band; 2 giorni di meeting; 1 workshop; 1 mostra;
30 persone coinvolte nell'organizzazione; 50 volontari

 

Torino, 5 Aprile 2019

Torino Jazz Festival.La manifestazione, diretta da Diego Borotti e Giorgio Li Calzi, quest’anno si amplierà per durata, numero di concerti e allargherà i suoi confini.

Il cartellone riserverà continue sorprese con le esibizioni di artisti di altissimo livello come Joshua Redman, Fred Frith, Enrico Pieranunzi, Jon Balke, Randy Brecker, Bugge Wesseltoft, Kyle Eastwood, Stefano Di Battista, Eivind Aarset, John Paul Jones, Michel Portal, Arto Tuncboyaciyan, Ernst Reijseger, Jim Black, Sidsel Endresen, Deborah Carter, Don Menza, Flavio Boltro ed Enrico Rava nei teatri, nelle sale e nei club, dove l'anima del jazz più autentica si alternerà a proposte inedite.

Il TJF - che propone 12 concerti a prezzi popolari, con biglietti che vanno dai 5 ai 12 euro e 70 appuntamenti gratuiti a cui si aggiungono 40 jazz blitz, sempre a ingresso gratuito - è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, con il contributo di Fondazione Crt e OGR Torino, Confartigianato e Ancos, main partner Intesa Sanpaolo e Iren.

Sponsor CNH Industrial Village, main media partner Rai, media partner Rai Radio tre e Rai Cultura, sponsor tecnico Wide Communication, in collaborazione con Il Mercato Centrale Torino.

Il programma prevede la presenza di artisti internazionali e produzioni originali realizzate dai migliori jazzisti del territorio (i musicisti coinvolti saranno circa 320) che si esibiranno sul palco delle OGR Torino, nei circoli jazz centrali e periferici e in diversi spazi della città dal Piccolo Regio ‘Giacomo Puccini’ al Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’, dall’Aula Magna ‘Giovanni Agnelli’ del Politecnico all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo, a prezzi popolari.

Nell’edizione 2019 aumenteranno le esibizioni e le performance all’aperto per dar vita a una rassegna ‘diffusa’ nella città e per la città che, con i grandi concerti e le molte iniziative ospitate - tra cui le jam session, i Torino Jazz Meetings (dove si incontrano gli operatori del settore) e le incursioni musicali dei jazz blitz in luoghi atipici (che coinvolgeranno anche gli allievi della Jazz School Torino, di Arcote e dei Corsi di formazione musicale della Città di Torino) - contribuirà a creare il classico ‘clima’ da festival.

Sono in calendario circa 100 eventi di cui 7 produzioni originali (Icp Trio Feat. Han Bennink With Clgensemble; Jon Balke ‘Siwan’+ Ensemble d’archi del Conservatorio di Torino; Arto Tunçboyaciyan con Sfom Quartet; Randy Brecker & Chad Lefkowitz-Brown Meet Fabio Giachino Trio; Lapsus Lumine Feat. Jim Black ed Ernst Reijseger ‘Moondog Project’; Kyle Eastwood con Stefano Di Battista ‘Gran Torino’; Michel Portal & Flavio Boltro Bbb Trio); la prima assoluta italiana dei ‘Tres Coyotes’ con John Paul Jones, Magnus Lindberg, Anssi Karttunen; 2 concerti esclusivi (unica data italiana): Gavin Bryars Ensemble ed Eivind Aarset Quartet; performance e musica all’aperto della sezione ‘Open Air’; spettacoli pomeridiani ed esibizioni serali.

“Lo scorso anno la città ha premiato il Festival e di questo non possiamo che essere felici e ringraziare il pubblico, torinese e non, che lo ha seguito con entusiasmo – afferma la sindaca Chiara Appendino -. Un successo che ha il suo punto di forza nella scelta di creare un solido legame con tutto il mondo del jazz del territorio. Un doveroso plauso va a chi contribuisce a realizzare questa impresa, un merito diviso tra i jazzisti, le tante persone che vi lavorano e la direzione artistica di Diego Borotti e Giorgio Li Calzi che ne curano il programma e a cui abbiamo chiesto di ampliare il già consistente calendario per innalzare ulteriormente il livello della manifestazione”.

Nei nove giorni di programmazione il Festival offrirà una panoramica sulle varie anime del jazz - dal mainstream americano ai migliori talenti italiani ed europei - ospitando concerti di artisti che rappresentano l'evoluzione attuale del jazz nel rock, nella musica elettronica e nei nuovi linguaggi improvvisativi.
Si potranno ascoltare jazzisti provenienti da tutto il mondo: Italia, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Stati Uniti, Filippine, Algeria, Iran, Turchia, Portogallo, Israele, Svezia, Romania, Francia, Svizzera, Austria, Camerun e Ghana.

Tra gli appuntamenti, quattro sono realizzati in esclusiva per il TJF 2019 e, come le produzioni originali, si potranno vedere solo a Torino. Questi spettacoli esprimono al meglio la settima edizione della rassegna. Si tratta del concerto di Gavin Bryars (28 aprile, Conservatorio G. Verdi) compositore e contrabbassista inglese, autore di ‘Jesus Blood never failed me yet’ cantata da Tom Waits e ‘By the Vaar’ scritta per Charlie Haden (entrambe saranno eseguite a Torino). Il secondo è il concerto del quartetto di Eivind Aarset, artista che il 3 maggio porterà alle OGR Torino il suo jazz nordico tra minimalismo e psichedelia. Per ultimo va evidenziato il filo rosso del rock, un flusso di energia che unisce 2 eventi: quello di Paolo Ricca con ospite il chitarrista dei Soft Machine John Etheridge (26 aprile, Laboratori di Barriera) e l’esibizione dei Tres Coyotes. A far parte di questo gruppo e a salire sul palco del Conservatorio, il 4 maggio, ultimo giorno della manifestazione, sarà una leggenda della musica al suo primo concerto in Italia: John Paul Jones, il bassista dei Led Zeppelin, impegnato da anni in una carriera come produttore di giovani artisti, ma ancora attivo sui palchi di tutto il mondo.

“I grandi artisti internazionali e le numerose produzioni originali con i migliori musicisti del territorio che arricchiscono il programma testimoniano senza dubbio la qualità artistica di questa settima edizione - dichiara Francesca Leon assessora alla cultura della Città -. Ci aspettano nove giorni e nove straordinarie notti di concerti, incontri e spettacoli rivolti a tutti, dagli appassionati ai neofiti, dai bambini agli studenti delle scuole superiori per i quali sono previsti specifici appuntamenti. Prendendo spunto da una frase di Enrico Rava, del quale festeggiamo con un concerto nella ‘sua’ Torino l’ottantesimo compleanno, ‘Quando tutto funziona bene nel jazz esiste la democrazia perfetta’”, conclude l’assessora.

Importante è stata anche la scelta di organizzare, per il secondo anno, i concerti serali del TJF in un luogo simbolo della trasformazione urbana, le OGR Torino, vitale punto di riferimento di una città a vocazione internazionale per la cultura contemporanea. Gran parte degli spettacoli pomeridiani, invece, si svolgeranno al Conservatorio Giuseppe Verdi, al Piccolo Regio Giacomo Puccini, nell’Aula Magna ‘Giovanni Agnelli’ del Politecnico e all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo.

“La realizzazione in una grande città come Torino di un jazz festival con un programma diverso dagli stereotipi, dove gli artisti del territorio suonano insieme ai musicisti internazionali, dove il biglietto d’ingresso è estremamente accessibile e il vero protagonista è il pubblico potrebbe sembrare un’utopia, invece è una realtà - spiegano i direttori artistici Diego Borotti e Giorgio Li Calzi -. Lo dimostra il successo ottenuto lo scorso anno dal Torino Jazz Festival, dai suoi musicisti, dai suoi operatori e dagli spettatori. A essere premiato, nel 2018, è stato soprattutto il pubblico perché abbiamo dato vita a un festival creativo, non commerciale, in grado di far conoscere a tutti quella che è considerata come la musica fondamentale del Novecento, il jazz. Crediamo che i caratteri distintivi di questa manifestazione – sottolineano i direttori - si esprimano nella preminenza dei luoghi e dei gruppi di lavoro stabili, nelle produzioni originali frutto di residenze artistiche, nell’attenzione al sociale, nell’alta caratura qualitativa equamente distribuita tra teatri e jazz club e nell’estrema varietà stilistica”.

 

 

 

    Foto Beppe Sacchetto

 

 

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