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SACRO MONTE DI BELMONTE
Belmonte, 28 Ottobre 2019
Il Sacro Monte di Belmonte è situato sopra l’abitato di Valperga (706 m s.l.m.), in provincia di Torino, all’imbocco della Valle Orco (Canavese), in una posizione dalla quale si può godere un ampio panorama su gran parte del Piemonte.
La costruzione si deve alla volontà del padre francescano Michelangelo da Montiglio, il quale, dopo un periodo trascorso in Palestina, chiama a lavorare alla realizzazione del complesso devozionale artisti e artigiani locali. Iniziato nel 1712, il Sacro Monte viene terminato soltanto un secolo più tardi, mantenendo tuttavia una certa unitarietà nella composizione architettonica.
Il complesso monumentale comprende un santuario di origine medievale e tredici cappelle dedicate alla Passione di Cristo. Le cappelle si snodano lungo un percorso circolare, attraverso un bosco di querce e castagni secolari interrotto da grosse rocce granitiche di colore rossastro. La linea delle edicole è asciutta, essenziale. Le cappelle sono tutte riferite ad un’unica tipologia costruttiva, con un’aula, a pianta circolare o quadrilatera, preceduta da un pronao dal quale si assiste alla scena sacra, raffigurata con statue di terracotta policroma.
Dal punto di vista artistico, le cappelle più rilevanti sono la n. 1 Gesù condannato a morte, la n. 8 Le Pie Donne, e la n. 11 Crocifissione. Per la sua splendida posizione panoramica, si segnala la cappella n. 6 La Veronica, sebbene il gruppo scultoreo sia andato perduto.
Recenti restauri conservativi hanno riportato alla luce gli affreschi che originariamente ornavano le cappelle e ripristinato le statue, opera dei maestri ceramici di Castellamonte.
Tra gli affreschi si segnala quello dedicato a Gesù inchiodato alla croce, realizzato con tocco leggero e delicato da un pittore sconosciuto, presumibilmente di scuola lombarda.
Ad accentuare la sacralità e ad accrescere le grazie ed i benefici spirituali che si potevano ottenere, sorse a Belmonte un altro importante complesso: l'insieme delle cappelle della Via Crucis.
Secondo alcuni storici locali (Pagliotti, Rocca, Colombo) negli anni intorno al 1490 il milanese padre Bernardino Caimi, minore osservante, reduce da Gerusalemme dove era stato guardiano in un convento, di passaggio a Cuorgné ove aveva visitato la Rivassola, chiedeva un posto adatto per rappresentarvi quanto vi era in realtà in Terra Santa, facendo una specie di Sacro Monte che imitasse con cappelle i luoghi santi di Gerusalemme.
Identificò il luogo ideale nella collinetta sovrastante la cappella di San Rocco ribattezzandola Monte Tabor; il suo progetto non incontrò però il favore sperato e fu lasciato cadere; il padre, recatosi in Valsesia, riuscì invece ad ottenere dal duca di Milano Ludovico Sforza il permesso di iniziare a Varallo quel grandioso e monumentale complesso che vi ammiriamo ancora oggi.
La costruzione dei Sacri Monti, diffusa specialmente dai Francescani dapprima in ambito lombardo (Varallo, Locarno, Crea, Orta) si proponeva un fine non solo di illustrazione iconografica della vita di Cristo ma anche di edificazione morale, allacciando la preghiera intensamente vissuta al cospetto stesso degli avvenimenti della passione all'espiazione anche fisica (il pellegrinaggio con la salita faticosa sul luogo elevato, da sempre considerato ambiente sacro per la vicinanza di Dio) ed infine alla penitenza e alla salvezza finale nel santuario, méta ideale del percorso.
L'architettura, la scultura e la pittura si integravano in un apparato scenografico diretto erede delle sacre rappresentazioni medioevali cui contribuiva a dare maggiore suggestione l'ambiente spesso deserto e selvaggio.
Due secoli dopo un altro francescano, reduce pure lui dalla Terra Santa, riusciva a realizzare quanto il beato Bernardino aveva un tempo progettato.
Nominato guardiano di Belmonte, padre Michelangelo da Montiglio portava con sé, ricordo degli anni in Palestina, un prezioso crocifisso in madreperla, deposto sui luoghi della passione, tuttora conservato nel piccolo museo, e soprattutto un grande entusiasmo.
Abile e ricercato predicatore, volle riproporre visualmente all'umile popolazione del tempo, che certo non avrebbe mai potuto visitare di persona quelle località, i luoghi di Cristo, ricostruendo li nei pressi del Santuario. Il vasto pianoro sommitale, coperto dalla boscaglia tra nude rocce rossastre, si prestava ad un mistico percorso scenograficamente ideale e così il padre Michelangelo, in quei primi anni del 1700, iniziò a tracciare un percorso circolare, un semplice sentiero sulla cima del monte, segnandovi il luogo delle singole cappelle secondo un piano ben preciso, ispirato alla via dolorosa e adattato alla conformazione del luogo.
Restava la parte più difficile: la raccolta dei fondi indispensabili.
L'entusiasmo del padre Michelangelo trovò rispondenza, riuscendo a coinvolgere in una sorta di mecenatismo artistico popolare sia i pellegrini che le comunità locali e le persone facoltose che, assumendosi gli oneri di una specifica cappella, ne pagavano a rate le spese rimanendone padrone con l'obbligo però della manutenzione, clausola all' origine di numerose future controversie.
Le finanze sempre traballanti non permettevano certo di chiamare grandi artisti ed insigni architetti ma si scelsero per lo più semplici artigiani dei paesi vicini, aiutati da volontari e dai religiosi; proprio per questo però il risultato che ne è scaturito è più genuina espressione popolare, non contaminata da correnti artistiche che potrebbero sviare l'attenzione del pellegrino nel suo mistico percorso dei luoghi e della realtà della Palestina di Gesù.
Anche la forma venne stabilita quasi identica per tutte: una brevissima scalinata precede un ampio pronao sostenuto da colonne, per proteggere i pellegrini dalle inclemenze del tempo, seguito dalla cappella vera e propria, per lo più di forma semicircolare, con la rappresentazione delle scene solo dipinte sul muro. Successivamente, per rendere la rappresentazione più realistica e suggestiva, si costruirono delle statue dei principali personaggi, in quella terra cotta di Castellamonte che aveva in quel tempo raggiunto alti livelli artistici. Unica eccezione architettonica è la cappella del Calvario costruita di forma ottagonale a dominare, dalla sua posizione isolata, tutto il territorio canavesano.
Le Cappelle
A partire dal 1712 anche la parte più elevata di Belmonte, sovrastante il Santuario, divenne luogo di devozione per opera del francescano Padre Michelangelo da Montiglio. Dopo essere stato per parecchi anni missionario in Palestina, ritornato in Italia e nominato superiore della Fraternità di Belmonte, volle riprodurre i luoghi della passione di Cristo ricostruendoli sulla sommità del monte, per i pellegrini che non avrebbero mai potuto visitare la Terra Santa. Imitava così il confratello, il Beato Bernardino Caimi, che aveva realizzato a Varallo il primo "Sacro Monte" verso la metà del 1500.
Ideò il tracciato sul quale dovevano sorgere le cappelle della "Via Crucis" percorsa da Gesù nella sua passione e, fin quando durò la sua permanenza a Belmonte, riuscì a costruire alcune cappelle, con l’aiuto sia dei pellegrini che delle Comunità locali che si impegnarono a sostenere l’onere della costruzione. Le cappelle dovevano essere simili anche nella forma e presentare i vari momenti della passione attraverso affreschi sullo sfondo. Solo in seguito, verso la metà del secolo scorso, il Padre Nemesio Rolle di Pratiglione, poiché gli affreschi erano molto deteriorati, pensò di porre delle statue in terra cotta, a grandezza naturale. La cappella XII, la morte di Gesù sulla croce, si discosta dalle altre per la forma ottagonale, circondata da un ampio porticato. Sorge a ridosso dell’area conventuale e domina la vallata sottostante.
Dopo la partenza del P. Michelangelo i lavori furono ripresi in seguito da altri Superiori del Santuario e conclusi verso la metà del 1800. Manca del tutto la cappella XIV della deposizione in quanto fu inglobata nella costruzione del convento. Di particolare rilievo è la solenne "Via Crucis" che ogni anno si celebra il mercoledì antecedente la Pasqua alle ore 21. La funzione inizia sul piazzale antistante il Santuario e si snoda poi lungo il tracciato delle cappelle fino alla zona "Campass", tralasciando quelle più a monte perché il percorso sarebbe alquanto disagevole. Il percorso prosegue poi salendo fino alla dodicesima stazione per ridiscendere alla volta del Santuario dove si conclude. La partecipazione dei fedeli è sempre molto numerosa in quanto la "Via Crucis" è organizzata dalle parrocchie dell’Unità Pastorale e si arriva a calcolare una presenza che supera le 1500 persone.
Sul punto più alto del monte nel 1960 venne eretta una statua di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, alta più di quattro metri. Sulla base che sostiene la statua è riprodotto il Cantico delle Creature per invitare i pellegrini alla lode del Signore: "Altissimo, Onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et omne benedictione …. Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature".
Ultimo dato di notevole importanza è l’ingente lavoro compiuto per riportare il bosco al suo stato naturale. Attorno alle cappelle si è creata una zona libera da piante per togliere umidità e impedire il danneggiamento del patrimonio artistico.

Foto Beppe Sacchetto
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