MASSIMILIANO GENOT - FARHAD MAHANI
Teatro Vittoria 21 Marzo 2026
Torino, 21 Marzo 2026
Charles Ives The Unanswered Question
Composta nel 1906, The Unanswered Question di Charles Ives è una delle pagine più rivoluzionarie della musica americana, concepita come un vero e proprio "paesaggio cosmico" lontano dai canoni del sinfonismo europeo. In questa partitura, Ives mette in scena un dramma filosofico dove tre mondi sonori si sfiorano senza mai fondersi, operando su piani temporali e spaziali indipendenti. Il fondamento di questo universo è il "Silenzo dei Druidi", affidato a un tappeto di archi che distendono accordi consonanti e imperturbabili, simili a un orizzonte eterno che ignora il passare dei secoli. Su questo sfondo di calma assoluta, una tromba solitaria interroga il vuoto, ripetendo per sei volte la medesima frase sospesa: è "l'Eterna domanda sull'Esistenza". A questo interrogativo tentano di rispondere i flauti, che rappresentano l'affannosa e vana ricerca umana della verità; le loro repliche si fanno via via più aspre, frammentate e grottesche, fino a degradare in una disputa caotica che finisce per spegnersi nel nulla. Ives suggeriva di collocare gli archi lontano dagli altri strumenti, quasi fuori scena, per sottolineare anche fisicamente la distanza tra la serenità dell'infinito e il brusio dei mortali. Quando anche l'ultimo tentativo dei flauti svanisce, la domanda della tromba risuona per l'ultima volta, senza ottenere risposta: l'opera si dissolve così in una solitudine silenziosa, lasciando che il mistero dell'esistenza resti sospeso nell'immobilità del cosmo.
Gabriel Fauré Ballade in fa diesis maggiore per pianoforte e orchestra, op. 19a
Pianoforte solista: Massimiliano Génot
Se la pagina di Ives era un grido metafisico verso l'ignoto, la Ballata op. 19 di Gabriel Fauré ci riporta in una dimensione puramente lirica e incantata. Composta inizialmente per pianoforte solo e trascritta per orchestra nel 1881, quest'opera segna un momento di grazia assoluta nella musica francese, fungendo da ponte ideale tra il romanticismo di Chopin e le sfumature impressioniste che sarebbero nate di lì a poco. La narrazione musicale non segue una forma rigida, ma si dipana come una fantasticheria libera e continua. Il brano si apre con un tema di estrema dolcezza, un canto piano e sereno che sembra evocare una passeggiata in un bosco leggendario. Non c'è qui il contrasto drammatico tipico del concerto solistico tradizionale; al contrario, il pianoforte e l'orchestra dialogano con una timidezza aristocratica, fondendosi in una trama sonora trasparente e luminosa. L'elemento di storytelling è tutto racchiuso nel variare delle atmosfere: dalla contemplazione iniziale si passa a momenti di maggiore animazione, dove il pianismo si fa più fluido e cangiante, simile al riflesso della luce sull'acqua. È una musica che non cerca lo scontro, ma la sfumatura. Quando la Ballata giunge alla sua conclusione, non lo fa con un gesto trionfale, ma con una leggerezza quasi eterea, lasciando nell'ascoltatore la sensazione di un sogno che si dissolve dolcemente alle prime luci dell'alba.